L’arte ha il potere di connetterci a una dimensione più profonda, di rallentare il tempo e di dare forma alla preghiera attraverso la materia. Ma cosa significa, oggi, dedicarsi a un’arte antica come quella dell’icona? Lo abbiamo chiesto a Eleonora Galbusera, iconografa e nostra cara cliente, che ci ha guidati attraverso la spiritualità e la tecnica di questo mondo affascinante.

Come spiega Eleonora stessa, scegliere quest’arte significa rispondere a domande profonde:
“Perché restare fedeli? Perché affondare le radici nel passato, nella storia, quando puoi tagliare i ponti ed essere ciò che ‘vuoi’? Perché rallentare, ascoltare il respiro lento di una relazione che coinvolge corpo mente e cuore?”
La risposta sta nel riconoscere nel lavoro delle mani dell’artigiano una sacralità particolare, una sapienza dell’anima capace di rinnovare un presente che ha sempre più una patina di tecnologica solitudine.
La Sfida dell’Iconografo: “Scrivere” e non Copiare
Prima di addentrarci nella tecnica, Eleonora ci svela quale sia la vera sfida per chi inizia. Oltre alla pazienza e allo studio, la difficoltà più grande è “passare dal dipingere e copiare icone allo ‘scriverle’”.
Questo richiede un cambio di mentalità profondo.
“Il presupposto è che non devi essere tu il protagonista, il ‘secondo me’ è da bandire”, spiega. L’icona è un’arte corale, liturgica, che deve dialogare con la comunità. Per questo motivo le icone non vengono mai firmate: una volta terminate e benedette, entrano a far parte della Chiesa.
Il suo consiglio per chi si approccia a quest’arte è, oltre ad apprendere le tecniche, di approfondire i testi sacri da cui le icone sono tratte e di “affidarsi ad un buon maestro”.

I 6 Passi per “Scrivere” un’Icona Sacra
Realizzare un’icona è un percorso lungo e meticoloso. Il tempo necessario varia a seconda della complessità e delle dimensioni: per una tavola di medie dimensioni (circa 30×40 cm) con una figura a mezzobusto, Eleonora stima circa una o due settimane di lavoro, mentre per opere più grandi o complesse si può arrivare al mese e oltre. Vediamo insieme le fasi principali.
1. La Preparazione della Tavola: il Cuore di Legno dell’Icona
Tutto parte dal supporto ligneo. Sebbene oggi sia possibile trovare tavole già gessate che agevolano il lavoro, la preparazione tradizionale è un rito ricco di simbolismo.
Il legno scelto, solitamente pioppo (più leggere) o tiglio ben stagionato, è simbolo della croce di Cristo. Su questa tavola si stende un primo velo di colla di coniglio e, una volta asciutta, si leviga con cura. Successivamente si applica una tela di lino, che rappresenta il lino della Veronica, imbevuta nella stessa colla per garantire un aggrappo perfetto e proteggere l’opera nel tempo.



L’ultimo passo di questa fase è la stesura del Gesso Levkas, un composto a base di Gesso di Bologna e colla la cui qualità determina la solidità finale dell’icona. Vengono stesi sette strati, levigando tra un passaggio e l’altro, fino a ottenere una superficie liscia come l’avorio, pronta ad accogliere il disegno.
Su questi materiali, Eleonora non ha dubbi:
“Colla di Coniglio e Gesso di Bologna le acquisto presso di voi in quanto la qualità è elevata, e ciò mi permette di ottenere una lavorazione perfetta”. Apprezza in particolare “la granulometria compatta e morbida del gesso e le perle traslucide e di facile conservazione della colla di coniglio”, che rendono il prodotto finito di qualità superiore.
La Ricetta del Levkas di Eleonora
Eleonora ci svela la sua preparazione:
“Si versa la colla calda in un recipiente e pian piano, quasi spolverando, si aggiunge polvere di gesso a saturazione. Personalmente utilizzo Gesso di Bologna setacciato addizionato ad un cucchiaio di olio di lino cotto, che mi aiuterà a mantenerlo morbido durante la stesura e privo di pori.”
2. La Grafia: il Disegno come Parola Rivelata
Il disegno, o grafia, è di fondamentale importanza perché dà la struttura e il movimento a tutta l’opera. La conoscenza delle geometrie e dei simboli delle antiche icone è ciò che distingue un iconografo esperto. Il disegno può essere tracciato direttamente sulla tavola con una punta metallica o riportato con tecniche come lo spolvero o la carta carbone. Una volta trasferito, viene ripassato e definito con un pigmento legato con emulsione all’uovo.



3. La Doratura: Vestire l’Icona di Luce Divina

Prima del colore, si applica la foglia d’oro. L’oro, lucente e inossidabile, simboleggia la presenza e la dimora di Dio. Per questo, ci spiega Eleonora, “è impensabile per un iconografo approcciarsi a quest’arte utilizzando dell’oro finto”. L’oro si applica principalmente sul fondo e sul nimbo (l’aureola). Esistono molte tecniche di doratura, ma la più antica e complessa è la doratura a bolo, che permette di ottenere una finitura a specchio e di realizzare incisioni decorative.
Eleonora ci confessa il suo “mai più senza”:
“Direi, tuttavia, mai più senza bolo. Il bolo è quell’elemento che conferisce bellezza, preziosità e maggior possibilità di lavorazione della foglia oro, permettendomi di giocare con opacità, lucentezza e decorazioni che altre tecniche precludono”.
La Complessità della Doratura a Bolo
Questa tecnica prevede la stesura di diversi strati di bolo (un’argilla trattata) miscelato con colletta di coniglio. Questo “cuscinetto” viene lucidato e poi attivato con acqua calda, che ravviva la colla. La foglia d’oro, tagliata con un apposito coltello su un cuscino di velluto, viene quindi applicata. È un’operazione che richiede enorme pazienza, precisione e velocità. Infine, la superficie viene lucidata con una pietra d’agata per ottenere la brillantezza a specchio.

4. Il Colore: Dalle Tenebre alla Luce


Finalmente si passa al colore. La tecnica è l’antica tempera all’uovo, realizzata con pigmenti naturali legati a un’emulsione a base di tuorlo d’uovo. La teologia dell’icona prevede un cammino dallo scuro al chiaro. Non si parte dalle luci per aggiungere le ombre, ma si stendono prima le campiture scure (chiamate sankir per gli incarnati) e poi, strato dopo strato, si modella ogni cosa con la luce attraverso passaggi successivi di schiarimenti. L’icona è, a tutti gli effetti, un’arte di luce.
Per i suoi colori, Eleonora ama molto le terre naturali di ogni tipo e, come marchio, si sente di consigliare i pigmenti puri Iridron (Abralux). “Avendo visto la modalità in cui macinano i pigmenti e avendone sperimentato la qualità elevata mi sento di consigliarla”, afferma.



5. Le Rifiniture e le Iscrizioni Sacre

A icona ultimata, si impreziosiscono alcuni tratti con la tecnica dell’assist: si applica una colla apposita (missione) per applicare sottili tratti di foglia d’oro che illuminano i panneggi di Cristo, della Madre di Dio o altri dettagli simbolici. Per questa fase, Eleonora predilige la missione all’acqua, perché “aggrappa meglio al pigmento sottostante e la facilità di stesura mi permette di controllare e realizzare anche decorazioni più particolareggiate”. Infine, l’iscrizione del nome del soggetto rappresentato è il momento in cui la pittura diventa icona a tutti gli effetti, legandola spiritualmente al suo prototipo.
6. La Protezione Finale
L’ultimo tocco è la verniciatura. Anticamente si usava l’olifa, una resina dalla resa cromatica profonda ma dall’asciugatura molto lenta. Oggi, ci spiega Eleonora, si preferisce usare una cera apposita, sempre naturale ma più rapida nell’essiccazione, per proteggere l’opera.
L’icona, quindi, non è un oggetto nostalgico, ma il frutto di una tradizione viva che tiene insieme arte, fede e materia. Come conclude Eleonora, citando Evdokimov, è un invito a rivolgere lo sguardo Oltre, attraverso una Bellezza che è “tanto antica e tanto nuova, esattamente come l’umanità”, un’autentica “aspirazione alla Bellezza che coincide con la ricerca dell’Assoluto e dell’Infinito”.

Un Ringraziamento Speciale e un Invito a Seguire l’Arte di Eleonora
Noi di Antichità Belsito siamo onorati di poter condividere la conoscenza e la passione di artigiani e artisti di talento come Eleonora Galbusera. La ringraziamo di cuore per averci aperto le porte del suo mondo, mostrandoci con generosità come la materia possa diventare preghiera.
La sua passione è un’autentica ispirazione. Se il suo lavoro vi ha affascinato quanto ha affascinato noi, vi invitiamo a scoprire le sue creazioni e a seguire da vicino il suo percorso artistico su Instagram: @elegalbu






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