Hai un mobile antico o un’opera d’arte da liberare dai tarli senza usare insetticidi chimici? Scopri come funziona la disinfestazione anossica e il metodo esatto per calcolare quanti assorbitori di ossigeno ti servono.
Quando si tratta di proteggere e restaurare manufatti antichi, cornici, arredi o sculture lignee, l’attacco dei tarli rappresenta una delle minacce più serie. Tradizionalmente, la soluzione immediata è sempre stata l’applicazione di insetticidi liquidi o toxic. Tuttavia, sui pezzi di pregio o di elevato valore storico, l’uso di prodotti chimici invasivi può comportare rischi di alterazione dei materiali e delle finiture, oltre a richiedere una manipolazione complessa per la sicurezza dell’operatore.
La moderna scienza del restauro offre un’alternativa ecologica, sicura e straordinariamente efficace: la disinfestazione anossica. Questo metodo elimina i tarli in ogni loro stadio biologico (uovo, larva, pupa, adulto) semplicemente modificando l’atmosfera circostante. Ma per garantirne la perfetta riuscita, il dubbio più frequente riguarda i dosaggi: come si calcola la giusta quantità di assorbitori di ossigeno?
Sommario della Guida:
- Cos’è la disinfestazione anossica e perché funziona
- Quando scegliere l’anossia (e quando evitarla)
- Il segreto del calcolo: non dipende dall’oggetto!
- La formula passo-passo per calcolare gli assorbitori
- I materiali del sistema: assorbitori, indicatori e barriera
- Gli errori da evitare e i trucchi del mestiere
- Conclusione
Cos’è la disinfestazione anossica e perché funziona
La disinfestazione anossica è una tecnica professionale per trattare oggetti mobili e materiali sensibili senza applicare direttamente liquidi insetticidi sull’opera. Il principio si basa sulla sottrazione dell’ossigeno: gli insetti xilofagi sono organismi aerobi che hanno bisogno di respirare per sopravvivere.
Racchiudendo l’oggetto all’interno di un involucro barriera a bassissima permeabilità, l’ossigeno residuo viene rimosso con assorbitori chimici fino a scendere sotto la soglia critica dello 0,1%. Il manufatto resta confinato per il tempo necessario in una condition in cui gli infestanti non riescono a completare il loro ciclo vitale, eliminando anche uova e larve nel cuore profondo del legno.
Quando scegliere l’anossia (e quando evitarla)

L’anossia è particolarmente indicata per oggetti mobili e isolabili: libri, documenti, piccole sculture, cornici, tavolette, strumenti musicali e manufatti con superfici delicate (dorature, policromie, colle antiche o pergamena) che non devono essere bagnati o impregnati.
Tuttavia, questo trattamento ha dei limiti precisi e non va scelto nei seguenti casi:
- Strutture fisse e non smontabili: Non è adatta se l’infestazione riguarda travi, pavimenti in legno o grandi boiserie. In questi contesti sono più coerenti percorsi mirati con insetticidi concentrati o pronti all’uso.
- Mancanza di azione residuale: L’anossia elimina l’infestazione in corso ma non protegge il legno da futuri attacchi. Se l’ambiente di provenienza è ancora contaminato, occorrerà associare monitoraggi con trappole o repellenti e disabituanti.
- Manufatti da sanificare: Per oggetti contaminati da polvere, residui biologici o muffe, l’anossia non basta; serve un percorso separato con prodotti della categoria disinfettanti e igienizzanti.
Per fare un confronto pratico, l’anossia non va confusa con fumiganti o autosvuotanti come DOBOL o OVERCID, né con insetticidi mirati come Deltakill Flow o i gel per formiche. Questi prodotti rispondono a problemi di abbattimento rapido o residualità ambientale, mentre l’anossia è un trattamento localizzato e conservativo sul singolo manufatto.
Il segreto del calcolo: non dipende dall’oggetto!

Una delle domande più comuni che ci pongono i nostri clienti è: “Quanti assorbitori servono per un comodino?”.
La risposta immediata sorprende molti: la quantità di assorbitori di ossigeno non dipende affatto dalle dimensioni dell’oggetto da proteggere, ma dal volume totale di aria presente all’interno del contenitore o del sacco sigillato che lo conterrà.
L’aria è composta per circa il 21% da ossigeno. Le bustine assorbitrici hanno il compito di “mangiare” solo ed esclusivamente quella specifica frazione del 21%. Di conseguenza, non bisogna mai ragionare come se il sacco fosse vuoto: i materiali inseriti occupano un volume geometrico che riduce l’aria libera. Più il sacco barriera è inutilmente grande e gonfio d’aria, maggiore sarà il quantitativo di assorbitori richiesto.
La formula passo-passo per calcolare gli assorbitori
Per determinare quante bustine (espresse in capacità di assorbimento, ovvero in “cc” o millilitri) sono necessarie, si applica una formula matematica lineare:
Formula base: (Volume interno del Sacco in cc – Volume occupato dall’Oggetto in cc) x 0,21 = Ossigeno da rimuovere in cc
Per semplificare il calcolo pratico, puoi seguire questi tre passaggi:
- Calcola il volume del sacco: Misura la capacità interna utile del contenitore o del sacco (es. un volume di 3000 ml).
- Sottrai il volume occupato dall’oggetto: Se inserisci un libro che misura 30 x 20 x 2 cm, il suo volume geometrico occuperà circa 1200 cm³ (cioè 1200 ml). Lo spazio d’aria reale rimasto nel sacco sarà di: 3000 – 1200 = 1800 ml d’aria.
- Calcola il 21% di ossigeno: Moltiplica i 1800 ml di aria residua per 0,21. Nel nostro esempio: 1800 x 0,21 = 378 ml (o cc) di ossigeno teorico da assorbire. Un singolo assorbitore ATCO da 1000 cc offrirà una capacità nominale superiore, garantendo un perfetto margine tecnico.
Nota bene: Se l’oggetto è regolare, il calcolo geometrico è immediato. Se invece è irregolare o molto poroso (carta, tessili, imbottiture), il legno e le fibre possono trattenere aria nei pori e nelle intercapedini. Per questo motivo, nei protocolli professionali non si lavora mai al limite: si usa sempre un margine di sicurezza e una capacità in eccedenza.
Se questi numeri ti fanno venire il mal di testa, non preoccuparti: sul sito di Antichità Belsito, all’interno della scheda prodotto degli assorbitori, trovi una guida dettagliata e, se ci contatti descrivendo il tuo progetto, eseguiamo il calcolo esatto per te!
I materiali del sistema: assorbitori, indicatori e barriera
Per allestire un sistema ad atmosfera modificata a regola d’arte, è il sistema nel suo insieme che deve restare impermeabile all’ossigeno:
- La barriera plastica: Un comune sacco da imballaggio non va bene perché lascia passare l’ossigeno. Per piccoli oggetti si usano sacchetti in ESCAL/alluminio; per formati personalizzati si costruisce un sacco con film polibarriera EVOH. La chiusura va eseguita con pinza termosaldante, nastro sigillante per vuoto o Azzurro Clips.
- Gli assorbitori ATCO: La loro capacità nominale (es. 1000 cc) indica la quantità di ossigeno puro che possono legare chimicamente all’interno del microambiente sigillato.
- Gli indicatori Oxy-eye: Non sono un accessorio decorativo, ma il controllo minimo per verificare che l’ambiente sia sceso sotto la soglia prevista. Vanno posizionati in modo visibile e lontano da pieghe. Se l’indicatore non cambia colore, significa che c’è una perdita, che la temperatura è troppo bassa o che l’assorbitore è insufficiente.
Gli errori da evitare e i trucchi del mestiere

L’anossia non perdona leggerezze nella preparazione. Segui queste accortezze tecniche:
Non fare il sacco troppo grande
Più aria lasci nel contenitore, più difficile diventa stabilizzare il trattamento e più ossigeno dovrai rimuovere.
Attenzione al calo di volume
Quando l’ossigeno viene assorbito, il sacco tende a ritirarsi e a comprimersi. Se l’oggetto ha spigoli vivi o parti fragili, proteggilo con supporti o distanziatori idonei per evitare che il film lo schiacci o lo deformi.
Non aprire il sacco troppo presto
I tarli resistono a lungo in ipossia; il sacco deve rimanere sigillato per diverse settimane, a volte anche mesi. Aprire e richiudere interrompe il microambiente e costringe a ricominciare da capo.
Conserva bene gli assorbitori inutilizzati
Le bustine ATCO non utilizzate iniziano a lavorare non appena esposte all’aria. Devono essere richiuse rapidamente in un contenitore realmente ermetico, altrimenti perderanno tutta la loro capacità chimica prima del lavoro successivo.
Conclusione
La disinfestazione anossica rappresenta la scelta d’elezione per chi vuole unire la massima efficacia protettiva contro i tarli al rispetto assoluto dell’integrità del mobile antico. Comprendere che il calcolo degli assorbitori dipende dallo space d’aria nel sacco e non dalla mole del legno è il primo passo per un trattamento di successo. Preparando un involucro barriera ben sigillato, monitorando la tenuta con gli indicatori Oxy-eye e lavorando con il giusto margine di sicurezza, potrai restituire salute ai tuoi capolavori in legno, in modo ecologico, sicuro e definitivo.






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