Nell’arte, se il legante definisce la tecnica (olio, acquerello o tempera), il pigmento ne è l’anima cromatica. Questa polvere finissima non solo determina il colore, ma interagisce con la luce e la materia per dare vita all’opera. Ma cosa distingue un pigmento dall’altro e come influisce sulla resa finale?
In questo articolo esploreremo tutto ciò che un artista o un appassionato deve sapere per scegliere e utilizzare consapevolmente queste preziose polveri colorate.
Che cos’è un pigmento?

A differenza dei coloranti, che sono sostanze solubili che penetrano nel supporto tingendolo, i pigmenti sono particelle solide e finemente macinate. Per essere utilizzati in pittura, devono essere dispersi in un legante che permetta loro di aderire alla superficie.
La qualità di un pigmento si misura principalmente attraverso tre fattori: la purezza, la resistenza alla luce e la coprenza.
La classificazione dei pigmenti: un’eredità tra natura e sintesi
Per scegliere correttamente il materiale più adatto al proprio lavoro, è necessario distinguere tra l’origine del pigmento (naturale o sintetico) e la sua struttura chimica (organica o inorganica). Queste categorie si incrociano tra loro, dando vita a quattro tipologie principali:
1. Pigmenti Inorganici
Sono composti da sali metallici o ossidi. Sono generalmente molto stabili, coprenti e resistenti alla luce.
- Naturali: Sono le terre estratte direttamente dal suolo (es. Ocra Gialla, Terra di Siena).
- Sintetici: Sono creati in laboratorio attraverso processi chimici (es. Blu di Cobalto, Bianco di Titanio, Giallo di Cadmio).
2. Pigmenti Organici
Contengono molecole a base di carbonio. Storicamente derivavano da fonti biologiche, ma oggi la quasi totalità è di origine petrolchimica.
- Naturali: Estratti da piante o animali (es. la Robbia o il Carminio da cocciniglia). Oggi sono meno usati perché spesso meno resistenti alla luce.
- Sintetici: Frutto della chimica organica moderna, come la Ftalocianina (per i blu) e i Quinacridoni (che creano il magenta). Sono pigmenti estremamente sottili, trasparenti e con un potere colorante altissimo.
Nota Tecnica per l’Artista: Un pigmento “sintetico” non è affatto di qualità inferiore a uno “naturale”. Al contrario, i prodotti della chimica moderna offrono vantaggi cruciali che i loro antenati non potevano garantire:
- Resistenza Tecnica: Presentano una tolleranza al calore costante, fondamentale per applicazioni specifiche come la scenografia o il restauro.
- Stabilità e Brillantezza: Offrono tonalità estremamente vivaci e una resistenza alla luce superiore, evitando lo sbiadimento tipico dei vecchi colori vegetali.
- Sicurezza: Molti pigmenti storici naturali erano tossici (come il Bianco di Piombo o il Verde di Parigi); i sintetici moderni sono formulati per essere molto più sicuri per la salute dell’artista.
- Sostenibilità Ambientale: La produzione in laboratorio riduce l’impatto distruttivo delle attività estrattive minerarie, preservando il paesaggio e le risorse del suolo.
Pigmenti Speciali: Luce, Riflessi e Luminescenza

Oltre ai pigmenti tradizionali, esistono polveri capaci di interagire con la luce in modi sorprendenti, aprendo frontiere creative che vanno oltre la semplice riflessione del colore. Questi pigmenti si dividono in tre categorie principali:
1. Pigmenti Perlescenti
Questi pigmenti non operano per assorbimento chimico, ma per interferenza fisica. Sono generalmente composti da scaglie di mica rivestite da sottili strati di ossidi metallici (come il biossido di titanio).
- Effetto: Scompongono la luce bianca creando riflessi cangianti, metallici o satinati che cambiano a seconda dell’angolo di osservazione. Sono ideali per donare profondità e una lucentezza tridimensionale all’opera.

2. Pigmenti Fluorescenti
Questi pigmenti, noti per il loro caratteristico effetto neon, contengono molecole organiche capaci di assorbire radiazioni ultraviolette invisibili e riemetterle istantaneamente sotto forma di luce visibile.
- Caratteristiche: Offrono una saturazione cromatica che appare “più luminosa del bianco”, ma sono intrinsecamente più sensibili alla luce solare rispetto ai pigmenti minerali. Tendono a sbiadire più velocemente se non protetti da filtri UV.
3. Pigmenti Fosforescenti
Sono pigmenti che si illuminano al buio (solitamente alluminati di stronzio o Solfuri di Zinco ). Hanno la capacità di “immagazzinare” l’energia luminosa e riemetterla lentamente quando non c’è più luce.
- Caratteristiche: Il processo di emissione può durare da pochi minuti a diverse ore. In pittura, vengono spesso utilizzati per creare dettagli che si rivelano solo in assenza di illuminazione, trasformando l’opera in base al contesto ambientale.

Una storia millenaria: dalle caverne ai laboratori

La storia dei pigmenti è, in fondo, la storia stessa dell’umanità e del suo bisogno innato di lasciare una traccia. Già nel Paleolitico, i nostri antenati utilizzavano le terre colorate (ossidi di ferro e manganese) e il carbone per decorare le pareti delle grotte, sfruttando la naturale resistenza di questi minerali. Con l’avvento delle grandi civiltà, la ricerca del colore divenne un simbolo di prestigio e potere: gli Egizi furono i primi a creare pigmenti sintetici, come il celebre Blu Egizio, mentre nel Medioevo e nel Rinascimento il costo di alcuni colori superava quello dell’oro. Basti pensare al Blu Oltremare, ottenuto dalla macinazione dei preziosi lapislazzuli provenienti dall’Afghanistan, il cui uso era spesso regolato da contratti notarili.
Solo con la Rivoluzione Industriale e la nascita della chimica moderna nel XIX secolo, la tavolozza dell’artista si è arricchita di una gamma quasi infinita di tonalità stabili e brillanti, rendendo il colore accessibile a tutti ma rendendo altrettanto necessaria una conoscenza tecnica approfondita per orientarsi tra le opzioni disponibili.
Le caratteristiche tecniche da conoscere
Per un artista, leggere l’etichetta di un pigmento o di un colore è fondamentale. Ecco i parametri da tenere d’occhio:
- Indice di colore (Colour Index): È un codice internazionale (es. PB28 per il Blu di Cobalto) che identifica univocamente la composizione chimica. È l’unico modo per sapere se un colore è “puro” o se è una miscela di più pigmenti.
- Resistenza alla luce (Lightfastness): Cruciale per la conservazione dell’opera nel tempo. Viene solitamente indicata con asterischi (*) o con la scala ASTM (I, II, III). Un pigmento di alta qualità non deve sbiadire se esposto alla luce solare.
- Opacità e Trasparenza: Alcuni pigmenti coprono completamente lo strato sottostante (coprenti), altri lasciano trasparire la luce (trasparenti). Questa proprietà è intrinseca alla struttura molecolare del pigmento stesso. Per capire se un pigmento nasconderà o meno il fondo, basta osservare il piccolo quadrato riportato sulla confezione: se è completamente nero il colore è coprente, se è diviso a metà è semicoprente, mentre se è vuoto il pigmento è trasparente e ideale per le velature
Il Color Index: la carta d’identità del colore
Per un artista esperto, saper leggere il Color Index (Indice di Colore) è fondamentale per non farsi trarre in inganno dai nomi commerciali, spesso fantasiosi o evocativi. Questo sistema internazionale assegna a ogni sostanza colorante un codice univoco (composto da lettere e numeri, come ad esempio PB29 per il Blu Oltremare o PY43 per l’Ocra Gialla) che ne identifica la composizione chimica precisa.
Ma perché è così utile conoscerlo? Innanzitutto, permette di distinguere un colore “puro”, composto da un solo pigmento, da una “tinta” o “imitazione”, che è invece una miscela di più polveri più economiche creata per imitare una tonalità costosa (come il cobalto o il cadmio). Inoltre, conoscere il codice aiuta a prevedere il comportamento del colore in miscela: mescolare due tubetti che contengono già tre o quattro pigmenti diversi ciascuno porterà quasi certamente a ottenere un colore “fango” o spento. Consultare il Color Index garantisce quindi la massima pulizia cromatica e la certezza di utilizzare esattamente la materia prima desiderata per la propria opera.
Tabella di consultazione del Color Index
Per interpretare correttamente i codici, ricordi che la prima lettera indica il tipo di sostanza (P sta per Pigmento) e la seconda identifica la famiglia di colore in inglese:
- W (White): Bianco
- Y (Yellow): Giallo
- O (Orange): Arancio
- R (Red): Rosso
- V (Violet): Violetto
- B (Blue): Blu
- G (Green): Verde
- Bk (Black): Nero
- Br (Brown): Marrone
| Famiglia di Colore | Codice (C.I.) | Materia / Nome Chimico | Origine Chimica |
| Bianchi | PW4 | Ossido di Zinco | Inorganico Sintetico |
| PW5 | Litopone | Inorganico Sintetico | |
| PW6 | Biossido di Titanio | Inorganico Sintetico | |
| PW18 | Carbonato di Calcio Naturale | Inorganico Naturale | |
| PW22 | Solfato di Bario | Inorganico Naturale | |
| Gialli | PY1 | Monoazoico | Organico Sintetico |
| PY3 | Monoazoico | Organico Sintetico | |
| PY35 | Solfuro di Cadmio | Inorganico Sintetico | |
| PY36 | Zinco Tetraossicromato | Inorganico Sintetico | |
| PY42 | Ossido di Ferro | Inorganico Sintetico | |
| PY139 | Isoindolinone | Organico Sintetico | |
| PY151 | Benzimidazolone | Organico Sintetico | |
| Arancioni | PO5 | Monoazoico | Organico Sintetico |
| PO20 | Cadmio Sulfoselenide | Inorganico Sintetico | |
| PO34 | Monoazoico | Organico Sintetico | |
| Rossi | PR3 | Monoazoico | Organico Sintetico |
| PR49 | Monoazoico | Organico Sintetico | |
| PR53 | Monoazoico | Organico Sintetico | |
| PR101 | Ossido di Ferro | Inorganico Sintetico | |
| PR108 | Solfoseleniuro di Cadmio | Inorganico Sintetico | |
| PR122 | Quinacridone | Organico Sintetico | |
| PR146 | Monoazoico | Organico Sintetico | |
| PR170 | Monoazoico | Organico Sintetico | |
| PR259 | Alluminosilicato di Sodio | Inorganico Sintetico | |
| Viola | PV15 | Alluminosilicato di Sodio | Inorganico Sintetico |
| PV16 | Ossido di Manganese | Inorganico Sintetico | |
| PV19 | Quinacridone | Organico Sintetico | |
| PV23 | Dioxazina | Organico Sintetico | |
| Blu | PB15 | Ftalocianina di Rame | Organico Sintetico |
| PB27 | Ferrocianuro Ferrico | Inorganico Sintetico | |
| PB28 | Alluminato di Cobalto | Inorganico Sintetico | |
| PB29 | Alluminosilicato di Sodio | Inorganico Sintetico | |
| PB36 | Cromite di Cobalto | Inorganico Sintetico | |
| Verdi | PG7 | Ftalocianina | Organico Sintetico |
| PG8 | Nitroso Verde | Organico Sintetico | |
| PG17 | Triossido di Cromo | Inorganico Sintetico | |
| Neri | PBk7 | Nero di Carbonio | Inorganico Sintetico |
| PBk9 | Nero d’Ossa | Inorganico Sintetico | |
| PBk10 | Grafite | Inorganico Naturale | |
| PBk11 | Ossido di Ferro | Inorganico Sintetico | |
| Marroni | PBr6 | Ossido di Ferro Idrossido | Inorganico Sintetico |
| PBr7 | Ossido di ferro | Inorganico Naturale |
Un consiglio per i lettori: Se sulla confezione del vostro colore trovate più codici (ad esempio PY42 + PBk11), significa che il produttore ha creato una miscela per ottenere quella specifica tonalità. Per i restauratori e i pittori puristi, i colori “monopigmento” (un solo codice) sono sempre la scelta preferibile per garantire la massima stabilità e pulizia nelle mescole.
Campi di applicazione e utilizzo dei pigmenti
I pigmenti in polvere sono estremamente versatili e rappresentano la base per colorare diversi tipi di materiali e superfici. Ecco dove possono essere adoperati principalmente:
- Pittura e Belle Arti: miscelati con i rispettivi leganti, permettono di creare colori a olio, acquerelli, tempere o acrilici personalizzati. Qui puoi leggere come creare i tuoi colori a tempera!
- Hobbistica e Fai-da-te: impiegati per la colorazione di resine all’acqua e gessi.
- Restauro Artistico: indispensabili per la reintegrazione cromatica e la velatura su manufatti storici, mobili e opere d’arte.
- Decorazione e Scenografia: vengono impiegati per colorare grandi superfici scenografiche o oggetti di design, sfruttando anche varianti fluorescenti o perlescenti per effetti speciali.
Consigli per la conservazione
I pigmenti in polvere sono estremamente duraturi, ma temono l’umidità e la luce diretta.
- Contenitori: Utilizzate barattoli ben chiusi, per proteggere le polveri fotosensibili.
- Sicurezza: Alcuni pigmenti storici contengono metalli pesanti. È sempre buona norma lavorare in un ambiente ventilato e, nel caso di polveri molto volatili, indossare una mascherina protettiva per evitare l’inalazione.

Conclusione
Conoscere i pigmenti significa avere il pieno controllo della propria tavolozza. Che stiate cercando la profondità di un’Oca Gialla naturale o la brillantezza di un Rosso Cadmio sintetico, la scelta della materia prima è il primo passo per trasformare un’idea in un’opera d’arte destinata a durare nel tempo.
Da Antichità Belsito, la passione per i materiali va di pari passo con la ricerca della qualità, offrendo agli artisti gli strumenti per esplorare ogni sfumatura della propria creatività.













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