L’arte di tingere il legno ha origini antichissime, risalenti agli Egizi e ai Persiani. A differenza della verniciatura, la tintura conferisce la colorazione desiderata senza coprire le venature: la tessitura delle fibre, i nodi e le marezzature restano visibili, mantenendo l’unicità e la vivacità del legno.
Il risultato dipende dal tipo di tinta e dalla reazione delle sostanze naturali contenute nel legno (come i tannini). È fondamentale che la tinta sia compatibile con gli altri materiali del restauro, come colle, stucchi e gommalacca.
I Mordenti
Alle tinte naturali (vegetali o minerali) si sono aggiunte nel tempo sostanze sintetiche. Tra le vegetali più note troviamo il tè, la cicoria e il mallo di noce, usati per ravvivare essenze nazionali come quercia e faggio.
Molto diffusa è la Terra di Cassel, comunemente chiamata mordente noce. Estratta dalla torba, si presenta in frammenti bruni da sciogliere in acqua bollente.
Ricettario rapido per tonalità all’acqua:
- Noce chiaro e quercia: due manciate di granuli in mezzo litro d’acqua bollente.
- Noce scuro: diminuire la quantità d’acqua nella soluzione base.
- Noce rossiccio: aggiungere alla base un poco di color mogano.
- Ciliegio: miscela di base noce e base mogano.
- Ebano: base noce molto concentrata con aggiunta di mogano.
Le Aniline
Le aniline sono tinte derivate dal catrame, disponibili in polvere. Si distinguono in base al solvente richiesto:
- Aniline all’acqua: stabili alla luce e compatibili con finiture alcoliche. Evaporano lentamente, evitando la formazione di aloni durante la stesura.
- Aniline all’alcool: indicate per legni sottili (piallacci), poiché non imbarcano il legno. Richiedono rapidità nella stesura per evitare macchie non uniformi.
- Aniline ai grassi: polveri concentrate per colorare olii, cere, vernici e resine.
Schiarire il Legno (Sbiancatura)
Lo sbiancamento serve a uniformare le nuove integrazioni lignee o a preparare il legno a una nuova tinta.
La sostanza più indicata è l’acqua ossigenata ad alta concentrazione (60-130 volumi). Non richiede risciacquo e non danneggia le fibre. Per attivarla, va miscelata con una sostanza alcalina come l’ammoniaca pura.
Altre sostanze sbiancanti:
- Candeggina: ipoclorito di sodio al 12%, diluito. Può lasciare una tonalità giallastra.
- Acido Ossalico: molto tossico, efficace se usato a caldo. Richiede un accurato lavaggio dopo l’uso.
- Idrosolfito di Sodio: soluzione acquosa al 10%, richiede lavaggio finale.
Consiglio pratico: Dopo lo sbiancamento, è utile ripulire la parte con alcool etilico e lana d’acciaio extra fine per asportare ogni residuo chimico prima della successiva colorazione.
Indice della Guida al Restauro del Mobile
Questo articolo fa parte di una serie tecnica dedicata al recupero dei mobili antichi. Di seguito trovi l’elenco completo di tutti gli aspetti del restauro, dalla pulizia alla finitura finale:
- 1: Pulizia e Rimozione Macchie
- 2: La Sverniciatura
- 3: Il Trattamento Antitarlo
- 4: Le Deformazioni del Legno: Cause e Rimedi
- 5: Il Consolidamento Strutturale
- 6: L’Arte dell’Intarsio
- 7: La Stuccatura delle Imperfezioni
- 8: La Colorazione e la Tintura
- 9: La Lucidatura a Gommalacca
- 10: La Lucidatura a Cera (Metodo Misto)





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