La doppia anima del restauro nel laboratorio Chiaraarte di Chiara Lorenzetti

La doppia anima del restauro nel laboratorio Chiaraarte di Chiara Lorenzetti

Oggi il nostro viaggio nel mondo della creatività ci porta a varcare la soglia di un luogo dove il tempo sembra riavvolgersi: il laboratorio di Chiara Lorenzetti. Preparatevi a scoprire come la materia possa guarire in due modi diversi, attraverso processi lenti e meticolosi dove la pazienza è l’ingrediente fondamentale.

L’Arte dell’Invisibile: Il vaso di Capodimonte

Il primo protagonista è un imponente vaso della Real Fabbrica di Capodimonte di fine ‘800, giunto in laboratorio frammentato in numerosi pezzi. Un lavoro durato ben 3 mesi, scandito da passaggi che richiedono una precisione chirurgica.

pezzi di vaso della Real Fabbrica di Capodimonte di fine '800 da restaurare

1. La ricostruzione strutturale

Tutto inizia con lo studio dei frammenti e il loro assemblaggio. Chiara ha utilizzato una Colla Epossidica Bicomponente, scelta per la sua capacità di garantire un incollaggio tenace. La complessità sta nel seguire una “progettazione logica”, evitando di creare angoli chiusi dove sarebbe impossibile inserire i cocci successivi.

2. Il segreto dello Stucco

La fase di stuccatura rivela l’esperienza dell’artigiana. Chiara utilizza uno stucco “speciale” di sua composizione. Non si accontenta dei prodotti pronti: prepara personalmente la miscela unendo polvere di micio (talco non profumato), vernice e bianco al solvente, una ricetta appresa dal maestro Zaccagnini a Palazzo Spinelli nel 1989. È l’unico modo per ottenere quella texture finissima necessaria per un restauro invisibile. Per applicarlo, si avvale di Spatole in acciaio inox.

Stuccatura vaso della Real Fabbrica di Capodimonte di fine '800
stuccatura vaso della Real Fabbrica di Capodimonte di fine '800

3. La sfida della Carteggiatura

Questa è la fase più ardua. Chiara esegue fino a 10 cicli di stuccatura e carteggiatura , utilizzando Carta Abrasiva a grana sempre più fine (dalla 200 alla 1000). Il test finale non si fa con gli occhi, ma con le mani: “Chiudi gli occhi e tocca la ceramica”. Solo quando i polpastrelli non sentono più il dislivello, la superficie è pronta.

4. Il ritorno del colore e dell’oro

restauro colore vaso della Real Fabbrica di Capodimonte di fine '800
restauro colore vaso della Real Fabbrica di Capodimonte di fine '800
restauro colore vaso della Real Fabbrica di Capodimonte di fine '800

Dopo la pulizia con Diluente Nitro, si passa alla pittura. Chiara ha protetto le zone sane e usato l’aerografo con colori al solvente per le basi, calcolando con occhio esperto il viraggio del colore in asciugatura. I dettagli floreali sono stati ripresi a mano con Pennelli in martora Kolinsky e colori acrilici. Infine, la sfida nella sfida: la ricostruzione delle parti dorate sulla forma curva, eseguita con Doratura Liquida dopo una verniciatura intermedia a spruzzo per isolare i materiali incompatibili.

aso della Real Fabbrica di Capodimonte di fine '800 restaurato

Kintsugi: Il tempo lento della rinascita

Se il restauro estetico è mimesi, il kintsugi è ispirazione creativa. Il secondo progetto riguarda un vaso Raku contemporaneo, rotto in cottura. Qui Chiara abbraccia la filosofia Ima-yaki (“fatto adesso”): l’oggetto rinasce diverso, impreziosito dalle sue cicatrici.

Anche questo percorso ha richiesto 3 mesi circa, un tempo dettato dai ritmi della natura e della lacca Urushi.

1. Il rito della preparazione e l’incollaggio

Il processo inizia con il Sute Urushi (pretrattamento) e prosegue con il Mugi Urushi, un incollaggio realizzato con una mistura di farina e lacca ki urushi. In questo progetto, Chiara ha applicato anche la tecnica Yobitsugi, inserendo frammenti di ceramiche diverse come un mosaico per colmare le lacune. L’uso dell’Essenza di Trementina è fondamentale in queste fasi per la pulizia degli strumenti e la gestione della lacca.

2. Il “Muro”: l’attesa nel buio

La vera particolarità del Kintsugi è la polimerizzazione. Ogni singolo passaggio (incollaggio, stuccatura, laccatura) richiede che l’oggetto riposi nel “Muro”: una scatola a clima controllato. L’oggetto deve rimanere lì, al buio e all’umido, per circa 6 giorni ogni volta.

3. Dalla terra all’Oro

Dopo le stuccature (Sabi Urushi) realizzate con tonoko (terra polverizzata) e le successive levigature (Sabi Togi) , le linee di rottura vengono rivestite di lacca nera (Nakanuri) e poi rossa (Bengara Urushi). È solo alla fine che avviene la magia: la polvere d’oro puro 23kt (sul nostro shop ne trovate di altre carature) viene applicata sulla lacca ancora fresca (Kin Maki). Dopo un’ultima settimana di riposo nel “Muro”, la linea d’oro viene lucidata con un dente d’orata, uno strumento tradizionale, simile alla pietra d’agata, che ne esalta la brillantezza metallica.

Quando ho iniziato, nel 2015, a interessarmi del restauro Kintsugi ammetto di aver fatto molta difficoltà, abituata da anni a nascondere le crepe con il restauro estetico o al massimo a lasciarle di colore neutro. 

L’oro mi spiazzava. Ora sento che ogni ceramica ha un risvolto estetico differente e vivo il restauro kintsugi come parte del bagaglio di esperienze e accolgo nel mio laboratorio la creatività che oro, lacca urushi, madreperla, aggiungono al restauro.


Perché queste storie ci ispirano?

Quello di Chiara è un dialogo costante tra tecnica e sentimento. Che si tratti di creare uno stucco personalizzato per ingannare l’occhio o di attendere settimane nel buio del “Muro” per far asciugare la lacca, il denominatore comune è la dedizione.

È affascinante vedere come i prodotti del nostro catalogo, dalle colle tecniche ai pennelli più delicati, diventino, nelle mani giuste, strumenti per ridare dignità e vita all’arte. Ogni restauro è una promessa mantenuta: quella che nulla è mai veramente perduto finché c’è qualcuno pronto a prendersene cura.

Grazie a Chiara Lorenzetti per aver condiviso con noi i segreti della sua maestria.

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Hai anche tu un progetto in cui hai dato forma alla tua visione con i nostri materiali? Scrivici, la prossima storia da raccontare potrebbe essere la tua.

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